Il MIT e il contributo alle tecnologie mediche
Immaginavo che il MIT fosse un posto speciale. Poi ne ho avuto conferma, passandoci una settimana nel Novembre 2009. A prima vista sembra tutto tranne che un luogo dove si studia, duramente, e si fa ricerca, ancora più freneticamente. Lungo i suoi corridoi trovate bar e piccoli supermercati. Ci sono aree con comodi divani dove sedersi e poter stare in pace, ovviamente in compagnia del proprio computer, ed altre invece dove incontrarsi e poter esporre i propri robot! C’è poi un corridoio lungo 251 metri alla fine del quale si trova una finestra attraverso la quale puoi addirittura veder passare il sole per intero, come in un eclissi al contrario. Non che capiti spesso in realtà, la prossima occasione sarà l’11 novembre del 2013!
Il MIT è sopratutto il luogo dove ricerca ed imprenditorialità s’incontrano. La Fondazione Kaufmann ha fatto qualche misurazione e ha dato dei numeri. Al febbraio 2009, esistevano 25.800 aziende fondate da ex alunni del MIT. Queste davano lavoro a 3.300.000 persone e generavano un fatturato annuo pari a 2.000.000.000.000 (2 mila miliardi) di dollari americani, che ne avrebbero fatto l’undicesima nazione al mondo. Venendo agli argomenti a noi più vicini, il MIT conta ben 25 tra laboratori e centri e programmi di ricerca che in qualche modo mettono la tecnologia al servizio delle scienze mediche. Quello che più colpisce è la multidisciplinarietà dei gruppi di lavoro, in modo da raccogliere il più possibile dalle molteplici realtà che l’università di Cambridge è in grado di esprimere.
Il caso più eclatante è forse AgeLab, creato nel 1999 con l’intento di permettere, a chi ha un’aspettativa di vita passata dai 50 agli 80 anni nell’ultimo secolo, di essere in salute e letteralmente do things. Una di queste è guidare in sicurezza anche in età avanzata. Quindi, in collaborazione con l’Harvard Medical School, AgeLab studia sia farmaci che software per conservare e tenere in allenamento i riflessi dei più anziani. In collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Elettronica ed Informatica e la Rhode Island School of Design di John Maeda, Age Lab vuole invece capire che ruolo potranno avere il gioco, i giocattoli e gli animali domestici nell’aiutare le persone a mantenere un regime alimentare sano o a condurre correttamente la cura farmacologica prescritta.
All’interno del CSAIL, il laboratorio di Informatica ed Intelligenza Artificiale, ci sono poi il Medical Vision Group e il Clinical Decision Making. Il primo si dedica principalmente allo sviluppo di algoritmi di calcolo per la visualizzazione e l’analisi di immagini di tipo medicale, come quelle provenienti dalla risonanza magnetica e dalla tomografia computerizzata. Questi algoritmi sono poi alla base di soluzioni informatiche sviluppate dal laboratorio stesso e completamente open source, qui la lista per il loro download. Il secondo invece crea applicazioni informatiche per il governo clinico-assistenziale della persona. E’ stato tra i primi a teorizzare i benefici dei Personal Health Record, quei fascicoli sanitari elettronici ad uso della persona e non a chi fornisce le cure. Quello che oggigiorno Google cerca di fare con Google Health. I più curiosi possono andare al documento originale passando da qua. L’attuale stato dell’arte è Indivo, the Personally Controlled Health Record . In breve e senza perdermi in traduzioni: “free, open sourse and uses open, unencumbered standards [...] built to be extended and customized [...] providing a simple, open, web-based Application Programming Interface (API)”.
Questa è veramente solo una panoramica di quello che il MIT è in grado di offrire. Lascio a voi il piacere di altre scoperte, spunti e curiosità, spulciando tra i 25 laboratori, centri e programmi di ricerca. Io sono partito da questa pagina. Buon viaggio.
